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Non sempre il meglio è amico del bene. E’ il caso della sentenza della Corte costituzionale dell’agosto scorso con la quale si escludeva la possibilità di applicare l’IVA alla nuova tariffa di igiene ambientale la cosiddetta TIA. All’inizio sembrava un grande risultato e associazioni di consumatori e singoli utenti si mobilitarono per chiedere i rimborsi. Ora che i comuni sono obbligati a ritornare alla tassa abbiamo fatto due conti e ciò che ci dovrebbe essere restituito ci viene ripreso con gli interessi in soli due anni A caval donato non si guarda in bocca, questo antico proverbio questa volta non vale. La sentenza della Corte Costituzionale 238 del 2009 che equipara la nuova tariffa di igiene ambientale meglio nota come TIA al precedete tributo comunale (TARSU) è stata letta come una grande occasione per avere indietro dei soldi e ha dato il via a una corsa ai rimborsi dell’IVA. Con scarsi risultati e ora rischiamo di trovarci con un pugno di mosche in mano. Infatti non vi è stata nessuna restituzione automatica degli importi versati a titolo fiscale a quegli utenti, come i genovesi, che hanno pagato la TIA. L’unico modo è quello di ricorrere alle Commissioni Tributarie pagando ulteriori spese senza certezze sull’esito del ricorso. Se questo vale per il passato per il futuro il rischio è ancora maggiore perché ammantato da un apparente beneficio. Il Comune di Genova e AMIU si stanno orientando a emettere le nuove bollette senza l’IVA con il che le famiglie risparmieranno poche decine di euro (mentre le imprese non se la potranno più dedurre). Ma il contrappasso è che si ritorna alla TARSU con una addizionale pari all’IVA a cui si aggiunge anziché essere sottratta l’IVA dei servizi di AMIU. In poche parole andremo a pagare di più. Noi abbiamo scelto fin dall’inizio la prudenza e oggi crediamo che gli utenti debbano fare una scelta e difendere la TIA non solo perché conviene economicamente. La stessa sentenza della Corte Costituzionale, se letta bene, ci spinge infatti a valorizzare un sistema dove chi inquina paga. Cioè solo con la tariffa e non con la tassa potremo sperare in un sistema dove paga di più chi produce più rifiuti e paga di meno chi ricicla ed è attento agli sprechi. Una cosa giusta: premiare i consumatori virtuosi e punire quelli che se ne fregano e buttano via tutto. Chiediamo al comune di Genova di mantenere la tariffa e di non tornare alla tarsu.
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